Giotto, Resurrezione e Noli me tangere (1303-1305). Padova. Cappella degli Scrovegni

Pasqua di resurrezione

Ada Negri

 

Io canto la canzon di primavera,
andando come libera gitana,
in patria terra ed in terra lontana,
con ciuffi d’erba ne la treccia nera.
E con un ramo di mandorlo in fiore
a le finestre batto e dico: Aprite,
Cristo è risorto e germinan le vite
nove e ritorna con l’April l’amore!
Amatevi fra voi, pei dolci e belli
sogni ch’oggi fioriscon su la terra,
uomini della penna e de la guerra
uomini de le vanghe e dei martelli.
Schiudete i cuori: in essi erompa intera
di questo dì l’eterna giovinezza;
io passo e canto che vita è bellezza,
passa e canta con me la primavera.

Nell’Angelus del 2 marzo scorso Papa Leone XIV ha di nuovo ricordato come “La stabilità e la pace non si costruiscono con minacce reciproche, né con le armi, che seminano distruzione, dolore e morte, ma solo attraverso un dialogo ragionevole, autentico e responsabile”. Ma in più di un’occasione il Papa, ancor prima che scoppiasse l’ultimo conflitto in Medio Oriente, ha richiamato poi l’idea che la pace, la vera pace, non è semplicemente assenza di guerra, ma la costruzione di una giustizia che rispetti la dignità umana e la verità. A Nairobi, all’Urafiki Carovana School come all’Ujiachilie, ogni giorno i nostri amici sono impegnati a riaffermare il valore della vita e il valore dell’educazione. Giorno per giorno testimoniano che il bene verso l’altro nasce da una profonda attenzione alla sua reale sofferenza e alla sua umanità. E che da questa attenzione nascono opere capaci di cambiare l’esistenza delle persone, di darle un orizzonte prima insperato. Anche noi possiamo contribuire alla costruzione di queste realtà. Portandole, intanto, sotto i riflettori. Facendo conoscere quali siano i piccoli miracoli che quotidianamente vengono lì realizzati. Ecco perché alcuni di questi li raccontiamo qui. Ma ogni cosa fatta, anche la più piccola, non è solo una conquista pratica. Ciascuna di esse sa rivelarci la libertà, l’attenzione, lo sguardo con cui viene realizzata. Forse è proprio da qui, dalla verità di questo sguardo che si può costruire la pace.

È dentro questo sguardo, sostenuto dalla certezza della compagnia di Cristo all’uomo, che si può dire che la vita è bellezza. Come ci ricorda papa Leone XIV “Nella Pasqua di Cristo tutto può diventare grazia. Anche le cose più ordinarie: mangiare, lavorare, aspettare, curare la casa, sostenere un amico.” È anche il nostro augurio per questa Pasqua di Resurrezione a cui ci stiamo avvicinando: che tutto, tutto possa diventare grazia. Che si possa cantare – come fa Ada Negri nella poesia Pasqua di Resurrezione con cui apriamo le nostre pagine – “che vita è bellezza”.

Corrado Bagnoli

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