Nairobi e Molochai. Un miracolo che si moltiplica.

Giugno 2025. Nairobi e Molochai. Un miracolo che si moltiplica

Muchai è un giovane amico della parrocchia Saint Joseph di Nairobi. Quasi ogni giorno va a prendere Jeff, un ragazzo in carrozzina, per portarlo a Messa o a fare la terapia in ospedale. La dimensione del dono è parte della sua natura: Muchai è l’artista locale che, in cambio di una Messa celebrata per lui, ha scelto di mettere a disposizione il suo talento per una decina di giorni, mattina e pomeriggio, per raccontare con un variopinto murales l’opera di San Damiano di Molochai, sulle pareti di uno degli spazi del San Damian Terapy Center. L’arte del resto è, per eccellenza, dono gratuito di bellezza innanzitutto all’artista stesso. E questo ben lo sapevano gli artisti del Medioevo che volevano rimanere anonimi.

Questo centro è sorto per ospitare le tante attività dell’Ujiakilie e proprio nel salone dove splendono i colori stesi da Muchai giovani mamme in attesa incontrano esperti o si trovano per un thè insieme. La comunità celebra Messe e ricorrenze. I papà dei bimbi con disabilità ogni mese si ritrovano per condividere esperienze, fatiche e speranze. I loro sguardi non potranno non essere catturati dagli sgargianti colori che evocano la natura tropicale dell’isola di Moluchai, nell’arcipelago delle Hawaii. Scogliere che si riflettono nelle acque dell’oceano, gole e precipizi di natura vulcanica verdeggianti di splendida vegetazione, spiagge che seguono la costa sinuosa. Sontuoso scenario che, nella seconda metà dell’Ottocento, vide fiorire la vita di San Damiano di Veuster, della Congregazione dei Sacri Cuori, sacerdote belga, medico e padre dei suoi lebbrosi. Aveva “toccato la carne” dei reietti tra i reietti, in un crescendo di condivisione e comunione, tanto da morire della loro stessa malattia. Damiano è stato canonizzato nell’ottobre del 2009.

Altri hanno già notato il vertiginoso contrasto tra la natura così bella e l’abbrutimento di un popolo di circa ottocento condannati a morte, con cui nessun medico e nessun sacerdote aveva voluto avere a che fare. Eppure in quei volti stravolti Damiano imparò a riconoscere “il volto luminoso di Cristo”. Non fu un riconoscimento facile e immediato ma, scrisse Damiano, “tale è il segreto di Colui che promise il cento per uno a quanti lasciassero tutto per Lui”.

Muchai ha rappresentato, in una narrazione che rimanda agli affreschi del nostro Medioevo dedicati alla vita dei Santi, la nave sulla quale aveva viaggiato Damiano, i suoi spostamenti, gli edifici fatti costruire da lui e i campi ordinati lavorati dai lebbrosi. Al centro, in primo piano, campeggia il gesto della cura: la fasciatura del braccio dell’uomo sofferente e il tripudio festoso di personaggi posti in uno spazio trascendente, che cantano rivolti verso un’esplosione di luce, in alto. Un’altra dimensione, visibile solo con gli occhi della fede, al di là della malattia e della morte quotidiana, in quel carcere-lebbrosario a cielo aperto.

”Ho visto tutti i luoghi del mondo affetti dalla lebbra, però non ne ho trovato nemmeno uno in cui i lebbrosi fossero tanto sereni, tanto contenti, dove si ricevessero tante cure come a Molukai”. Queste le parole del medico della Marina statunitense in visita sull’isola. Un miracolo che si può moltiplicare nello spazio e nel tempo. Come a Nairobi.

Federica Barile

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