Ricominciare. Per un nuovo inizio
Settembre. Andiamo, è tempo di migrare. Così dice il poeta Gabriele D’Annunzio nella sua celebre poesia “I pastori”. Crucciandosi, alla fine del suo testo, di non essere con i suoi pastori che scendono verso il mare. E forse anche rimpiangendo la loro sapienza, il loro essere capaci di tornare alle origini. Per noi settembre è il tempo del rientro, il mese in cui si ricomincia dopo la vacanza: la scuola, il lavoro, le diverse attività sociali o sportive riprendono tutte in questo mese che, davvero, potremmo considerare come un inizio, forse più di quanto non lo sia gennaio. E anche per queste nostre pagine è un nuovo inizio. Spesso sentiamo dire, incontrando la gente: “Eh già, ci tocca. Si deve proprio ricominciare!” E sembra che l’accento di ogni discorso sia posto proprio su quel “si deve”, come se ricominciare fosse una forma di condanna cui non si può sfuggire; come se dovessimo di nuovo tendere i muscoli per affrontare daccapo una salita, una fatica. Uno sforzo: ecco cosa si legge negli occhi e nella voce di chi incontriamo. Ma basta davvero uno sforzo di volontà, un impegno caparbio, un rimettersi sulla strada a testa bassa per ripartire? Ci sembra che, se fosse così, mancherebbe qualcosa. Ed è questo “qualcosa” che, invece, occorre riscoprire. Innanzitutto, per noi. Non si può partire, se non si è mossi da qualcosa, se non incontriamo qualcosa che ci mette in moto. L’inizio è sempre una questione di fascino, di attrazione: bisogna proprio avere qualcosa a cui guardare, per partire. E ancora di più per ripartire, per ricominciare. Bisogna avere qualcosa che ci attrae, che ci attira nel suo vortice di bellezza e positività, per muoversi, per andare e riprendere il cammino. E noi dove guardiamo?
In fondo queste nostre pagine non sono altro che uno sguardo su fatti, volti, esperienze che ogni volta ci rimettono in moto. Per ricominciare non basta la buona volontà: ci si può impegnare solo per qualcosa di concreto e reale, qualcosa che abbiamo incontrato e di cui non possiamo fare a meno, qualcosa che accade ora e sempre. Perché si vive solo per qualcosa che accade ora. O che è accaduto e di cui bisogna continuamente fare memoria, cioè rendere presente anche oggi.
Come si fa a ricominciare, allora? Dallo sguardo, per esempio, di qualcuno che si è piegato su una donna che ha partorito in mezzo a una strada, perché non aveva soldi per essere ricoverata in ospedale. Ma qualcuno ha guardato, ha visto lei e il suo bambino sanguinanti, abbandonati sul marciapiede. E non ha girato la testa dall’altra parte, come tanti. Qualcuno ha visto e li ha portati all’ospedale St. Joseph di Kahawa Wendani dove hanno potuto avere le cure dei medici e degli infermieri. Erano cose abbandonate fuori dal villaggio, qualcuno li ha fatti sentire delle persone, finalmente a casa. Ecco, ci piacerebbe che anche noi fossimo capaci di quella pietà sul mondo di cui gli amici di Nairobi sono capaci, di quell’atteggiamento che può rendere nuove tutte le cose. Se c’è qualcosa che ci fa ricominciare è esattamente uno sguardo che sa ridisegnare la vita, che la porta -letteralmente- dove non pensava più nemmeno di andare: un nuovo inizio è la possibilità di un incontro con la realtà grazie a uno sguardo così. Noi ce li abbiamo questi occhi per cominciare di nuovo? Quale sguardo fissiamo nelle fabbriche, negli uffici, nelle scuole, ovunque noi andiamo? E contemporaneamente: cosa guardiamo? Vediamo la bellezza che può venire dalle ceneri? O siamo solo in grado di vedere le difficoltà, i problemi, gli intoppi?
In queste pagine raccontiamo esperienze di abbandono e di accoglienza e cura, di dolore e di rinascita. Ricominciare vuole dire riscoprire, anche dentro l’inferno, ciò che inferno non è, come diceva Italo Calvino nel suo romanzo Le città invisibili. La storia di quella mamma e del suo bambino e le altre esperienze che qui raccogliamo, lavorano adesso in noi. E non ci resta che chiedere che uno sguardo diverso possa accadere davvero in questo anno che inizia e ci aiuti ad affrontare la realtà con più passione, con più carità, con più intelligenza delle cose.
Corrado Bagnoli


