Calvin e la sua mamma
Una piccola storia che con-muove
Il piccolo Calvin lo conosciamo già, è il bambino con paralisi cerebrale battezzato a Natale nella chiesa parrocchiale di Nairobi, ora seguito e curato nell’ambito del Progetto Ujiachilie.
La sua storia è simile a quella di molte altre famiglie in Kenya: il padre violento, anche a causa dell’alcol, la madre che subisce per lungo tempo, ma poi non regge più, se ne va col suo bambino malato e chiede aiuto ai missionari. Si apre la porta del centro sanitario St. Joseph , così rinasce la speranza, come scrive Don Daniele in un messaggio di auguri per la Pasqua:“…a quella compagnia sta provando ad affidarsi per ripartire. Un sottofondo di positività incancellabile “ e conclude “ Su tutto vince la Risurrezione di Cristo e la sua Chiesa ancora qui in lotta per affermare un bene nascosto, ma presente in tante piccole storie di persone che incontriamo.”
I “ nostri” missionari, insieme alle missionarie di Nairobi, come Suor Jennifer Anderson , in ogni occasione ci ricordano che la cultura che stanno incontrando come la lingua Kiswahili che stanno continuando a conoscere, è molto concreta e quasi priva di concetti astratti , così la Speranza si rende tangibile in una porta che si apre, nelle mani dei fisioterapisti che alleviano il dolore e curano, nelle suore che ti aiutano a cercare un domicilio, nei Sacerdoti che ti ascoltano e ti preparano ai Sacramenti introducendoti e poi riaccogliendoti sempre nella famiglia che è la Chiesa, di cui anche noi, amici di Zawadi, facciamo parte a pieno titolo, ogni giorno.
Come scrive Suor Jennifer non esiste il verbo avere, ma “essere con” ,questa è l’esperienza di Calvin e della sua mamma da quando si è aperta la porta dell’ Ujiachilie e questa può essere anche l’esperienza di Speranza che si offre a me “ con-mossa” da questa piccola storia di bene che si afferma oggi, nonostante tutto
Cristiana Piva


