20 Luglio 2025.  Che serata!

Una di quelle serate che ti porti dentro, a conclusione di una giornata d’estate, iniziata con un sole caldissimo e finita sotto una pioggia temporalesca che non ha risparmiato strumenti musicali, cantanti e pubblico.  

Si comincia con la bellezza del canto: “L’omm de la tempesta” di Van De Sfroos per ricordare che l’uomo per sua natura è sempre alla ricerca e poi, tutti insieme, “La festa sta per cominciare”, di Don Anastasio, come un invito a “starci” a questa avventura.  

Sul palco, accanto al moderatore, don Daniele e don Mattia, sorridenti e felici di incontrare gli amici, quelli di sempre e i nuovi, desiderosi di conoscere i preti che Zawadi sostiene e le loro opere…È un’occasione straordinaria, davvero!  

Le domande sono sull’origine della comunionalità e della pace e su come loro nella Missione, ne fanno esperienza  

Don Daniele e don Mattia iniziano insegnando il saluto che i Cristiani si scambiano in Kenya e che viene ripetuto più volte durante il giorno; “per questo cambia il modo di vivere”, aggiungono:  

MUNGU NI MWEMA ( Dio è buono) e l’interlocutore risponde: KILA WAKATI (in ogni momento)  

Dopo la propria presentazione don Daniele, riprendendo il tema trattato a Febbraio in un precedente incontro, ribadisce con decisione che la Missione ha inizio dal desiderio di comunicare l’amicizia che si vive all’interno della Fraternità San Carlo e domanda quale sia l’origine di questa amicizia e di questa unità. Il fondatore della Fraternità San Carlo, Mons. Camisasca, ha detto più volte che “La comunione (l’unità , l’amicizia) è data dal battesimo”, dall’ essere parte dello stesso popolo, quello di Dio, la sua Chiesa. Esempio concretissimo: a Nairobi la Parrocchia è grandissima, più di tremila anime, ma la gente si riunisce in piccole comunità di famiglie, esattamente 15 famiglie per ogni Jumuyia, che si aiutano quotidianamente, si sostengono se c’è un bisogno, pregano e celebrano insieme l’Eucarestia con uno dei nostri Sacerdoti. Camminano insieme, in Comunione, non perché simpatici gli uni agli altri, ma perché chiamati, scelti insieme, nello stesso territorio. Continua don Daniele: “stessa cosa nella nostra casa: io Don Mattia non l’ho scelto, mi è stato dato, e questo rapporto è molto più stabile e libero, perché voluto da Dio” e fondato non sui nostri sentimenti o simpatie, ma sulla roccia che Lui è, sul Suo Amore.  

Il secondo aspetto importante che don Daniele ha voluto sottolineare è che questo amore è fondativo, cioè cambia la vita. Molto chiaro in questo senso è l’esempio di una ragazza che ha molto sofferto nella sua famiglia, perché poco amata: senza padre, quando ha detto alla mamma di aver bisogno di cure per un problema all’utero, si è sentita dire: “affari tuoi, io non ne voglio sapere niente”. Così ha raccontato a don Daniele di essersi sentita amata per la prima volta da un gruppetto di compagni di Università appartenenti a Comunione e Liberazione, che l’hanno accolta e amata prima ancora di conoscerla; “L’unica cosa che sapevano di me era che eravamo parte della stessa compagnia”, queste le sue testuali parole.  

 

Don Mattia conferma e condivide l’intervento del suo confratello e riprende il tema della PACE, citando una frase di don Giussani: “La pace non è assenza di guerra, ma di paura”. Spiega:” La pace per i Cristiani è in Dio, perciò non ho paura. La mia pace è vedere don Daniele quando torno a casa, perché, vedendo lui, so di essere amato. Questo genera il fatto che impariamo a perdonare. Ad esempio, imparo che quella persona che mi ha fatto del male è parte del disegno buono di Dio per me; questa persona, questo fatto spiacevole, tutto”  

Riprende poi la domanda del moderatore: “Cosa fate voi per la pace?”  

Don Mattia:” Cerchiamo di costruire luoghi di pace cristiana, dove le persone sono accolte e perdonate” e diventano capaci di accogliere e perdonare  

“Se tu non sei pacificato dentro di te, prendendo il volto di Dio, non puoi portare la pace”  

Don Daniele si sente di nuovo chiamato in causa, pensando a tante sofferenze che ogni giorno all’ospedale gli passano sotto gli occhi, come il dolore innocente dei bambini, o la fatica della mamma di Monica che per anni l’ha portata sulle spalle per le cure, inutilmente, senza neanche ricevere un “grazie”, perché sua figlia non ha mai parlato e poi è deceduta. La fede ti fa offrire quello che fai (e che può sembrare anche una immensa fatica inutile, come per la mamma di Monica) per un progetto più grande, per qualcosa che Dio sa e che scopriremo forse solo nell’Aldilà.  

Aggiunge don Daniele: “Per questa paternità di Dio (per noi, per l’Ucraina, per la striscia di Gaza) ciò che offro io ogni giorno, può servire ai nostri fratelli in guerra, per il loro bene. Senza la fede il dolore innocente non ha senso”.  

Come sempre bisognerà fare in modo che queste parole lascino la loro eco nella nostra vita e ci cambino; ascoltare è solo l’inizio. Partecipare alla vita di Zawadi, sostenere i suoi progetti è, anche per questo, una grande occasione.  

Grazie don Daniele e don Mattia!  

Cristiana Piva  

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