Amare ed essere amati.

Siamo i genitori di don Daniele Bonanni, missionario della fraternità di San Carlo Borromeo a Nairobi. Daniele è responsabile del St Joseph Health Centre di Kahawa Wendani e in particolare del progetto Ujachilie che presta assistenza sanitaria a persone disabili povere ed emarginate.

Recentemente abbiamo avuto la fortuna di andare in Kenya a trovare nostro figlio. Abbiamo vissuto tre straordinarie settimane e ci piace qui condividere con voi alcune impressioni di questa meravigliosa avventura.

Siamo stati per qualche giorno degli entusiasti turisti: abbiamo anche noi fatto il nostro stupendo safari fotografico come tutti i veri turisti, gustandoci gli immensi spazi, la natura e le spettacolari spiagge bianche di questo straordinario paese.

Ma le emozioni maggiori sono legate alle visite che abbiamo fatto alle opere della missione di Nairobi e di quella di Ol Moran, in una zona di savana al centro del paese.

Non abbiamo mai ricevuto così tante parole di benvenuto e di ringraziamento!

Tutte le persone che abbiamo incontrato sono enormemente grate per la presenza dei missionari e per tutte le opere a cui hanno dato vita. Siamo stati testimoni di come l’unità tra i sacerdoti e il loro donarsi gratuitamente, così come quello delle suore presenti, abbia generato delle oasi di bene e bellezza, nate dal desiderio di andare incontro ai bisogni educativi e sanitari della gente.

Come dice don Daniele in un articolo su “Fraternità e Missione”: “Ciò che tocca il cuore, il nostro e quello di chi incontriamo, è la felicità di poter amare ed essere amati, gratuitamente, senza calcoli, per sempre. Imitare Dio nel suo donare gratuitamente e senza fine.”

Il bene è un dare e un ricevere: si vuole bene e si è voluti bene. Gli amici kenyoti che abbiamo incontrato hanno manifestato anche a noi un’immensa gratitudine. Ci hanno guardato, salutato, abbracciato e ringraziato per aver “donato” nostro figlio a loro. Ed è persino difficile da raccontare la commozione che ci ha preso per tutto quanto stavamo ricevendo grazie alla presenza di don Daniele tra loro.

La parrocchia, l’Urafiki Carovana School, l’Ujachilie e le altre opere sono una vera e propria casa per queste famiglie, una casa dove ciascuno si sente accolto e aiutato. Abbiamo potuto vedere la cura con cui questi luoghi sono stati resi belli e accoglienti. Ci è sembrato evidente, allora, come si stia compiendo lì l’invito di San Giovanni Paolo ai membri della fraternità San Carlo: “Andate in tutto il mondo a portare la verità, la bellezza e la pace che si incontrano in Cristo Redentore”.

Ci ha particolarmente colpito la visita durante l’attività dell’Ujachilie al St. Damian Terapy Center e in casa di Jeff, un paziente inserito nel progetto.

All’Ujachilie le mamme i cui figli frequentano il programma da più tempo non solo si sentono come a casa, ma favoriscono e aiutano quelle che si stanno inserendo trasmettendo loro in modo semplice che la disabilità dei loro figli non è una maledizione e che ogni vita ha un valore unico e prezioso. A casa di Jeff, poi, abbiamo visto un’estrema povertà, ma anche la ricchezza e la dignità con cui questa famiglia affronta le difficoltà e la malattia, grazie a tanti amici che fanno loro compagnia e che traggono da questa condivisione un bene per sé. Anche noi siamo usciti da questa casa grati per la loro testimonianza e vi consigliamo vivamente di vedere il video sul sito di Zawadi in cui c’è proprio l’intervista a Jeff.

Di Nairobi colpiscono le disuguaglianze evidenti: accanto a un centro con palazzi ultramoderni, bellissime ville con giardini lussureggianti e centri commerciali fornitissimi, ci sono periferie con baracche di fango e lamiere spesso senza luce, fogne e acqua corrente. E anche a Ol Moran abbiamo incontrato tanta povertà e disagio. Abbiamo conosciuto lì una famiglia nomade che vive in una piccolissima capanna di fango senza porta e incontrato la giovanissima mamma che aveva partorito due gemelle in mezzo ai campi da sola. Possibile che questo possa ancora accadere nel 2025? Eravamo davvero increduli, ma nello stesso tempo abbiamo visto la tenerezza e lo sguardo delle suore che si sono prese cura di questa famiglia, facendosi carico delle loro prime necessità. Queste suore, Ancelle della Visitazione, sono veramente uno spettacolo! Gestiscono la Magnificat House, una casa per orfani e bambini disabili rifiutati dalle famiglie, sempre con il sorriso sulle labbra, con grande passione, ma anche con leggerezza e ironia.

Sarebbero ancora tanti gli avvenimenti e gli episodi da raccontare. Dalla memorabile festa con cui ci hanno accolti al nostro arrivo; alla messa in una chiesa di fango e lamiera nel cuore della savana. L’abbiamo raggiunta con la jeep: noi con il cuore in gola per il percorso accidentato e fangoso, mentre le suore scherzavano e ridevano serene! Anche la messa è stata una vera e propria festa. Che bello essere stati accomunati nell’affetto e nella riconoscenza che queste persone manifestano per le religiose e i sacerdoti che quotidianamente offrono la loro vita per loro.

Ora siamo a casa. Negli occhi abbiamo ancora i volti delle persone incontrate e sentiamo ancora di più il desiderio, anzi il bisogno di aiutarle da qui. Con Zawadi stiamo facendo molto, ma invitiamo tutti a seguire con sempre maggiore passione le nostre iniziative per raccogliere fondi da destinare alle opere grandi, agli uomini e alle donne che in quelle terre stanno costruendo un pezzo di umanità nuova.
Grazie infinite.

Fabio e Antonella Bonanni 

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