A proposito…
Alcuni giovani e adulti che il 20 luglio hanno partecipato alla serata di festa con don Daniele e don Mattia hanno voluto inviare le loro considerazioni.
Le riportiamo integralmente per non dimenticare nulla e per non oscurare la genuinità e la bellezza autentica delle loro parole a tratti davvero commoventi.
“Mi ha colpito molto il racconto dei nostri amici dell’opera che vivono in Kenya, soprattutto di come sia cresciuta passo dopo passo, rispondendo ai bisogni che si presentavano con l’andare del tempo. Prima la parrocchia, poi l’asilo, poi l’ospedale, ora i ragazzi del CLU (Comunione e Liberazione Universitari). E come ci hanno testimoniato anche in questa festa, questo modo di vivere la realtà è possibile solo se guardi tutto, appunto, come Dono.”
D. Bergamo
Voci dal pubblico
“Mai sottovalutare la possibilità dell’incontro (monito che faccio a me stesso!)…a volte basta accettare l’invito di un amico, ad un evento benefico di mezza estate, per ricordarci della bellezza del dono ( Zawadi). È successo così per me è la mia famiglia: il nostro amico F. Ci ha invitato ad ascoltare suo cugino don Daniele e don Mattia, in continuità a ciò che un nostro comune amico, Samuele, aveva testimoniato durante la Vacanzina estiva al Tonale. Ero rimasto colpito dal racconto di Samuele in merito alla sua esperienza in Kenya. Non nego che testimonianze come la sua ti pongono di fronte ad una bellezza rara, ma anche a quesiti importanti su te stesso e su come affronti la tua vita qui…tuttavia è stato facile accettare l’invito di F., dato il continuo desiderio di ricercare questa bellezza tramite l’ascolto di esperienze di vita concrete e razionali.
Personalmente ho trovato tangibili la passione e lo sguardo che don Daniele e don Mattia hanno nei confronti della persona e della sua esistenza, indipendentemente dal luogo dove oggi la loro missione e vocazione li ha posti.
Se dovessi sintetizzare cosa mi sono portato a casa da questo incontro, direi in primis la testimonianza di un’amicizia cristiana. Tramite la loro simpatia, complicità, i loro racconti di come è maturata la loro vocazione e di come “non” si sono scelti per questo viaggio insieme, ho meglio compreso come la missione nasca dall’incontro personale con Cristo e sia un cammino condiviso e non un’azione unilaterale. Come diceva don Giussani, l’altro che ti viene posto di fronte non è un “oggetto” da convertire, ma un compagno di strada da incontrare e amare, come faceva Cristo.
Personalmente la loro testimonianza mi ha aiutato a ricordare come io stesso a casa (in qualità di marito e padre) ed al lavoro, sia chiamato, in una forma diversa, alla stessa disponibilità nell’incontro, all’accompagnamento e alla missionarietà.
Infine, tra le altre cose, mi porto a casa un richiamo ad una maggiore autenticità, soprattutto nel vivere la fede dove mi gioco quotidianamente. Ascoltare la gratuità di questi missionari, la disponibilità di madri in estrema difficoltà che si dedicano ai propri figli, magari malati, o la naturalezza della comunione fraterna di gruppi di genitori dello stesso quartiere che si
prendono a carico figli non propri (magari rimasti orfani) non può non metterti in discussione. Cercando di calare ciò su di me, nella realtà in cui Dio mi ha posto, forse significa veramente provare a vivere un’esperienza di vita che corrisponda al cuore umano.
Mi chiedo spesso quale sia il metodo migliore per crescere le mie figlie, come possa io essere per loro un vero esempio…ecco, forse la risposta è vivere semplicemente in modo autentico, come ci ricordano le vite di queste persone, affinché il desiderio nasca vedendo ciò (o ascoltando, nel mio caso).
Grazie a don Daniele e don Mattia per rendere visibile una vita diversa, attrattiva, che suscita domande e a F. per l’invito.”
S. Magenta
Cristiana Piva


