La ragione certa della nostra speranza: il Grande amico tra noi.

Me l’hanno inviata domenica sera. La foto di un carissimo cugino in reparto di rianimazione, dopo un complesso intervento. E’ stato bene fino al giorno prima. All’improvviso un male, le cui cause i medici stanno ancora indagando, ha colpito il suo cuore, i polmoni, il suo organismo. Lo hanno salvato per miracolo. 

Mi ha colpito il suo sguardo, rivolto a chi lo stava fotografando. Uno sguardo, di solito così rassicurante e sereno, che ora interroga, interroga il Mistero della nostra fragilità.  Prima o poi tutti ne facciamo esperienza, indirettamente o direttamente, anche quelli che fino a ieri si sono sentiti sicuri della propria salute, stabile, in qualche modo data per scontata.

Sul piccolo schermo del mio cellulare, quasi contemporaneamente, la stessa sera mi si è offerta l’immagine del volto di un Gesù scolpito in legno, del Figlio dell’uomo in croce, negli istanti in cui sta per consegnare la sua anima nelle mani del Padre. Le sopracciglia lievemente e diversamente sollevate e inarcate. Non una smorfia, di dolore o di rabbia. Un’espressione di amorevole, finale accettazione, pur allo stremo dell’umana capacità di sopportazione. Solo Dio ha potuto sopportare, portare un dolore così. Universale, in cui tutti possiamo ritrovarci ed essere abbracciati.

Questa immagine appartiene al nuovo crocifisso in legno, che dal mese di maggio domina, posto sopra l’altare, la chiesa e tutto il popolo riunito di St. Joseph a Kahawa Sukari, a Nairobi. 

“Quando celebriamo la Messa”, osservano Don Tommaso e Don Mattia, “i fedeli guardano più a Gesù crocifisso per loro che alla persona del prete in quanto tale”. Don Mimmo, il nuovo parroco, lo ha voluto al centro della Chiesa ma anche i parrocchiani, che hanno pagato perché venisse realizzato e hanno chiesto che rappresentasse un Gesù sofferente, non un Gesù glorioso, perché potesse essere vicino anche alle loro sofferenze. Per la croce è stato utilizzato il mogano, legno africano per eccellenza, pesante e resistente, mentre il corpo è stato scolpito in un legno locale, chiamato mvuli, con un colore caldo tendente al giallo, con delle particolari striature che evocano i colpi di flagello inferti al corpo di Gesù. Lo scultore è un artista abbastanza conosciuto nell’ambito della Chiesa cattolica di Nairobi, che ha fedelmente reso l’immagine commissionata a partire da un bozzetto che ha riprodotto in un’opera di quattro metri per due, del peso di circa 400 kg.

Una parrocchiana ha detto che da quando è stato innalzato sopra l’altare, guarda sempre al Crocifisso dopo aver preso la Comunione e questo la aiuta a vivere una relazione più personale con Lui. Un invito a sollevare il nostro sguardo a Gesù Salvatore e a lasciarci accogliere dalle braccia stese sulla croce dell’unico Grande Amico, la cui Presenza tra noi è fonte certa di piena Speranza.

Federica Barile

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